Siamo di fronte a un nuovo Maggio francese?
Dalla fine di Marzo la Francia è sconvolta da grandi manifestazioni e cortei oceanici che occupano e bloccano i centri delle città. In alcune grandi città si sono vissuti momenti di grande tensione, con l’esplodere di violenze, con da una parte ingenti forze di polizia in assetto anti-sommossa, che ha fatto uso spropositato di lacrimogeni e di granate assordanti, dall’altra numerose folle di giovani manifestanti incappucciati o con il volto coperto, provvisti di maschere antigas e caschi da motociclista, che lanciavano contro gli agenti di polizia petardi, oggetti contundenti e sampietrini divelti dai vicini marciapiedi. I fermi in questi ultimi mesi sono stati centinaia, così come i feriti si contano a decine, anche tra le stesse forze della polizia francese. A scatenare tutta questa grande ondata di proteste e di scioperi, che negli ultimi giorni ha coinvolto anche tutto il mondo dei trasporti, è stata la Loi Travail, la “Legge sul Lavoro”, emanata dall’attuale governo del socialista Hollande, che altro non è che la versione francese del Jobs Act di Renzi.
Inizialmente a scendere in piazza sono stati i giovani e il movimento degli studenti, che contesta duramente la precarietà del lavoro, a cui è stata confinata la gioventù francese. Precarietà che con questa nuova legge non potrà che aumentare tra le giovani generazioni, prospettando un futuro con meno diritti e meno salario, tutto a favore del profitto delle classi padronali. Ai giovani si sono subito uniti i lavoratori del Pubblico Impiego e gli operai delle fabbriche, convocati in piazza dalle due storiche organizzazioni sindacali della sinistra francese: Fource Ouvriere (FO=Forza Operaia) e la CGT, la corrispondente dell’italiana CGIL, con la differenza che la dirigenza di questo grosso sindacato francese è in mano a una dirigenza più combattiva di quella italiana e ha una certa presenza di comunisti, non solo tra i militanti, ma soprattutto tra i suoi dirigenti nazionali. Man mano che le proteste aumentavano si sono aggiunte anche altre organizzazioni politiche e sindacali alle manifestazioni, ingrossando le fila di chi scende in piazza a protestare contro una legge ingiusta che restringe enormemente i diritti sul lavoro salariato. Oltre agli impiegati pubblici, agli studenti e agli operai, altre categorie di lavoratori si sono uniti alle proteste. Da ultimo anche i lavoratori dei trasporti. Tra Lunedì 16 e Martedì 17 Maggio 2016 hanno iniziato uno sciopero ad oltranza i camionisti che hanno iniziato con bloccare gli accessi di alcune importanti città, da Bordeaux a Le Havre. Scioperi anche nelle ferrovie. Nello stesso tempo anche i porti sono quasi tutti bloccati per lo sciopero generale e generalizzato dei marittimi e dei lavoratori portuali. Anche gli aeroporti sono scesi in sciopero in contemporanea e il 50% dei voli nazionali è stato soppresso, mentre il trasporto aereo internazionale si è ridotto di un terzo, con grave disagio dei passeggeri negli aeroporti. Tutta questa situazione sta rivelandosi molto pesante per lo stato francese che alle proteste risponde però con maggiore repressione poliziesca. Obiettivo principale di tutte queste proteste resta quello di arrivare al ritiro della Loi Travail. Un sondaggio realizzato in questi ultimi giorni da una impresa francese indica che quasi il 60% dei cittadini francesi è contrario alla nuova Legge sul Lavoro di Hollande. Da parte sua il Presidente Hollande, in una intervista rilasciata a Radio Europe, Martedì 17 Maggio 2016, ha ribadito con fermezza che le proteste non faranno cambiare idea al governo e che la legge verrà approvata. Come primo atto di sfida agli oppositori, il governo francese di Hollande è ricorso all’articolo costituzionale 49.3, che prevede una prima approvazione all’Assemblea Nazionale senza voto, per evitare l’eventuale ostruzionismo delle opposizioni parlamentari e per evitare che, al primo impatto, la legge non ottenga i voti sufficienti per proseguire il suo iter parlamentare. Così facendo la legge passa ora all’approvazione del Senato, da tenersi entro il 15 Giugno, per poi tornare all’Assemblea Nazionale per l’approvazione finale.
La prefettura di Parigi aveva proibito ad una quarantina di attivisti dell’opposizione dal partecipare ai cortei del 16 e del 17 Maggio 2016, ma, a Parigi, i giudici del Tribunale Amministrativo hanno accolto il ricorso di 9 attivisti su 10 e annullato il provvedimento della Prefettura, perché è stato giudicato un atto illegale, una grave limitazione al diritto di libertà e di movimento, previsto dalla Costituzione. Sabato 14 Maggio 2016, a Nantes, uno studente di 16 anni è stato incriminato per “tentato omicidio” nei confronti di un agente di polizia, colpito e ferito con una sbarra di ferro, durante i gravi scontri di piazza, avvenuti durante una manifestazione del 3 Maggio 2016. A Rennes c’è stato, il 16 Maggio 2016, una condanna a 6 mesi di carcere per un giovane manifestante arrestato durante gli scontri di piazza e accusato di danneggiamento e atti violenti di piazza. La CGT e FO insistono nei loro appelli, perché la legge venga ritirata. La situazione si fa ogni giorno sempre più tesa ed esasperata, in Francia. I cortei e le manifestazioni si moltiplicano, gli scioperi si allargano e non si fermano e la Francia è in ginocchio, tutta la produzione, fabbriche, scuole e trasporti non funzionano più. La lotta di classe, che da più parti era ritenuta ormai superata dalla modernizzazione della produzione e dalla globalizzazione, riemerge in maniera dirompente nelle società a capitalismo evoluto, con la sua carica di violenza e di disperazione e deve essere un monito ben preciso per chi, sino ad oggi, ha governato la Francia e l’Europa tutta, senza considerare le esigenze e le necessità dei popoli e delle classi lavoratrici. Solidarizziamo con gli studenti, i giovani e il mondo del lavoro francese sceso degnamente in piazza a difendere i propri diritti, contro lo strapotere del capitale e delle multinazionali che hanno la pretesa di comandare la Francia e il mondo intero.
Circolo Culturale Proletario di Genova
Maggio 2016